Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore

Indagine | Evaluation Lab: che cosa può supportare, oggi, genitorialità e infanzia?

 Il Quaderno n.54 di Fondazione Cariplo, realizzato nell’abito della Sfida “Anita – L’infanzia prima” , pubblica un’indagine a cura dll’Evaluation Lab di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore che ha l’obiettivo di mettere a fuoco percezioni e comportamenti  degli adulti in merito alla genitorialità, all’infanzia (0-6 anni) e alla sua rappresentazione sui media e alla fruizione dei servizi educativi e culturali disponibili per genitori e bambini.

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Lo studio dal titolo Indagine Genitorialità e Infanzia – Accesso ai servizi educativi e culturali e rappresentazione dell’infanzia sui media ha coinvolto un campione rappresentativo di circa 1.700 cittadini/e tra i 18 e i 49 anni, residenti nel territorio di riferimento della Fondazione e nelle province limitrofe.

I risultati

I risultati indicano che la scelta di diventare genitori e la qualità dell’esperienza genitoriale dipendono fortemente dal contesto territoriale, dalla disponibilità e accessibilità dei servizi e dal carico di cura che grava sulle famiglie. La natalità, in questo scenario, non emerge come esito di scelte individuali, ma come risultato di un ecosistema complesso di condizioni economiche, sociali e culturali.
La genitorialità appare un progetto ponderato, influenzato da condizioni materiali come reddito, disponibilità di servizi, tempi di vita e lavoro. Le famiglie con uno o due figli sono le più diffuse, mentre la presenza di nuclei con tre o più figli è limitata, segnalando la complessità nella gestione dei carichi familiari.
I fattori di disincentivo emergono sia tra genitori sia tra non genitori: questi ultimi tendono ad amplificare le difficoltà percepite, trasformandole in vere e proprie barriere simboliche che frenano il passaggio alla genitorialità.

Rappresentazioni dell’infanzia nei media

Le voci e i punti di vista dei bambini e delle bambine sono rappresentati nei media? Dall’indagine emerge che molti genitori percepiscono una distanza tra il racconto mediatico della cura e la realtà quotidiana: solo poco più della metà degli intervistati, il 54,1%, ritiene che il racconto della genitorialità sui media sia adeguato e rispettoso nei confronti di bambini e bambine.

Inoltre, i media più vicini all’esperienza quotidiana (in particolare, gli audiovisivi, nell’ordine TV, serie TV e cinema) risultino per entrambe le zone particolarmente credibili nel raccontare l’infanzia, mentre gli altri sembrano meno capaci di restituire la complessità dei bisogni. Questa narrazione distorta può contribuire a rendere invisibile il lavoro di cura e alimentare il senso di isolamento delle famiglie e di rendere meno legittimo il bisogno di sostegno. Questi risultati suggeriscono l’importanza di affiancare ai servizi materiali anche azioni di advocacy culturale e comunicativa, capaci di promuovere narrazioni più aderenti alla realtà e di riconoscere socialmente il valore e la complessità del lavoro di cura. In questo senso, il benessere genitoriale passa anche dalla costruzione di un immaginario collettivo più equo, inclusivo e vicino all’esperienza quotidiana delle famiglie.

Attività culturali per l’infanzia

I dati della ricerca evidenziano un consenso molto ampio sull’importanza di un’offerta culturale adeguata sia tra chi non ha figli o ha figli più grandi (in media l’89% tra le due zone analizzate), sia tra chi ha bambini nella fascia 0–6 anni (con valori particolarmente elevati per diverse tipologie di attività culturali).       
Biblioteche, spazi gioco e oratori risultano più frequentati rispetto a musei, teatri, cinema e concerti
, che richiedono una maggiore organizzazione, tempi dedicati e, spesso, costi più elevati.
Emergono differenze fra i territori: nelle zone urbane come criticità prevalgono costi e mancanza di tempo, mentre nelle province pesano di più distanza e scarsa accessibilità alle opportunità culturali.

I servizi ospedalieri a supporto delle genitorialità

L’indagine analizza un’altra importante dimensione: il ruolo dei servizi ospedalieri come primo punto di contatto tra le famiglie e il sistema di supporto alla genitorialità, concentrandosi in particolare sulla fase del post partum. I dati mostrano un consenso pressoché unanime sull’importanza che i neogenitori siano accompagnati e orientati dopo la nascita di un figlio (87,2%) segnalando come questo momento venga percepito come una fase di particolare vulnerabilità e bisogno di supporto, informazione e rassicurazione. Tuttavia, solo il 35% del campione dichiara di aver beneficiato di un percorso di accompagnamento e all’orientamento al post partum. Questo scarto tra bisogno riconosciuto e accesso reale rappresenta una delle principali criticità emerse dall’indagine e suggerisce l’esistenza di barriere informative, organizzative o di disponibilità dell’offerta.

I servizi educativi per l’infanzia

L’ultimo approfondimento dell’indagine mette a fuoco il ruolo dei servizi educativi per la prima infanzia in quanto infrastruttura centrale di supporto alla genitorialità, evidenziando il forte scarto tra il valore attribuito a tali servizi (dal 92% degli intervistati) e la reale possibilità di usufruirne (solo per 61,7%). Una quota significativa di famiglie (il 38,3%) dichiara, infatti, di non aver mai usufruito di un servizio 0–3 anni, evidenziando un disallineamento tra domanda potenziale e accesso reale. Questo scarto rappresenta uno degli elementi più critici emersi dall’indagine e richiama l’attenzione sulle barriere che ostacolano la fruizione, anche in presenza di un’elevata legittimazione sociale del servizio.

L’indagine in conclusione evidenzia che sostenere la genitorialità richiede politiche integrate, capaci di intervenire contemporaneamente su accessibilità economica e territoriale dei servizi, rafforzamento dei percorsi di accompagnamento, sviluppo di attività culturali di prossimità e narrazioni pubbliche più realistiche.

Per accedere all’indagine, consulta il Quaderno n. 54

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