Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore

Fondazioni bancarie e impact investing: «Così trasformiamo i grant in moltiplicatori d’impatto»

Proponiamo di seguito l’intervista integrale di Vita a Marco Gerevini – Consigliere Delegato della nostra Fondazione – che mette a fuoco il ruolo strategico che le Fondazioni Bancarie possono avere nello sviluppo dell’impact investing, integrandolo alla tradizionale attività filantropica, con evidenti benefici sulla possibilità di trasformare il grant in un moltiplicatore d’impatto.

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La filantropia non è più solo supplemento al welfare pubblico: è diventata struttura portante del tessuto sociale italiano. I numeri lo confermano. Nel 2024 le 85 fondazioni di origine bancaria del Paese hanno erogato oltre 1,09 miliardi di euro, finanziando più di 22.000 progetti in tutta Italia: il risultato migliore degli ultimi quattordici anni, secondo il 30° Rapporto annuale dell’Acri – Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio – su un patrimonio complessivo di 42,5 miliardi. Ma i numeri da soli non raccontano la trasformazione più profonda. «Le sfide che abbiamo di fronte sono enormi, multidimensionali», ha osservato Giuliana Baldassarre, docente di management delle imprese non profit alla Sda Bocconi. Nessun soggetto – né pubblico, né privato, né Terzo Settore – può affrontarle da solo. È questa consapevolezza che spinge la filantropia istituzionale a evolvere: dal semplice grant-making verso forme più sofisticate di intervento, capaci di mescolare capitale paziente, innovazione finanziaria e misurazione dell’impatto. È in questo scenario che si muove la FSVGDA – Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, braccio operativo di Fondazione Cariplo nell’impact investing. Vita ne ha parlato in un’intervista con Marco Gerevini – Consigliere Delegato della nostra Fondazione.

Alle porte dei dieci anni di attività, la vostra Fondazione continua a operare e a sperimentare in uno spazio condiviso tra filantropia e finanza. Come e con quali obiettivi?

Ricordiamo innanzitutto che siamo nati nel 2017 come braccio strategico e operativo di Fondazione Cariplo nell’impact investing, con la missione di promuovere in Italia e in Europa questo nuovo approccio agli investimenti.

La nostra attività si sviluppa proprio nello spazio tra la filantropia e la finanza tradizionale; un terreno popolato da imprese sociali con modelli economicamente sostenibili e imprese for profit responsabili, dove il Terzo Settore imprenditoriale incontra il Secondo Settore “evoluto”.

Ci collochiamo in questo spazio, cercando di creare un “ponte” tra il secondo settore più attento ai temi della sostenibilità e della responsabilità sociale e il terzo settore imprenditoriale, che ha la possibilità e la capacità di creare modelli di attività economicamente sostenibili.

Il modello di intervento della Fondazione, attraverso un’attività integrata di capacity building, investimento e advisory, consente di agire contemporaneamente sui versanti della domanda e dell’offerta di capitale, supportando la crescita di imprenditori e iniziative imprenditoriali che hanno l’obiettivo di rispondere alle diverse sfide sociali, ambientali e culturali attraverso idee e modelli di intervento economicamente sostenibili, innovativi e ad alto impatto.

La Fondazione ha sviluppato negli anni un’ampia gamma di strumenti e programmi nello spazio tra filantropia e finanza, a integrazione dell’attività filantropica più tradizionale di Fondazione Cariplo. Dagli strumenti ibridi più vicini alla filantropia, come l’Impact Grant, ai programmi di capacity building e investimento, come Get it!, alle iniziative sostenute con meccanismi grant to equity, come Impact4Coop e Impact4Art, fino all’attività di investimento di GDA Invest, programma di investimenti “a impatto” di oltre 60M di euro, sostenuto da risorse patrimoniali “mission connected” di Fondazione Cariplo.

Qual è il ruolo che le Fondazione Bancarie stanno svolgendo per lo sviluppo della finanza a impatto sociale?

Le fondazioni di origine bancaria hanno un grande interesse nello sviluppo della finanza a impatto che sta sviluppando strumenti che rafforzano e integrano la loro tradizionale attività filantropica.

Per loro, infatti, anche solo con riferimento alle modalità di investimento più tradizionali, gli strumenti di impact investing possono diventare complementari all’attività di grant-making, “facendo risparmiare” grant nei casi in cui i modelli di attività dei beneficiari abbiano caratteristiche di sostenibilità tali da poter ricevere un investimento: se un beneficiario ha un modello sostenibile, un investimento restituisce risorse che possono poi essere riallocate su nuove iniziative. Non è un risparmio fine a sé stesso: è un modo per moltiplicare l’impatto.

Va anche sottolineato che, talvolta, utilizzare l’investimento in alternativa al grant può essere più efficace per l’accompagnamento dei beneficiari e per l’evoluzione del loro modello di attività verso logiche più imprenditoriali.

In altri casi, l’attività di grant-making e l’attività di impact investing possono diventare complementari dal punto di vista temporale, con il grant che interviene nella fase iniziale, più rischiosa, dello sviluppo di un’iniziativa e l’investimento a impatto che subentra in un secondo tempo, anche con possibili meccanismi di ibridazione con il grant stesso (come l’Impact Grant).

In linea generale, non bisogna dimenticare che per le fondazioni bancarie il grant è una risorsa molto preziosa, da erogare con grande attenzione e, che in prospettiva futura, a fronte della rilevante diminuzione dei fondi pubblici, la disponibilità di contributi a fondo perduto sarà sempre più inadeguata rispetto alle dimensioni della domanda e del bisogno.

A nostro giudizio, le Fondazioni Bancarie sono in una posizione ideale per poter supportare lo sviluppo della finanza a impatto sociale, soprattutto alla luce del loro ruolo istituzionale, della loro missione, della conoscenza dei bisogni dei territori e degli Enti di Terza Settore, della consuetudine a operare in partnership con i soggetti pubblici e della disponibilità di capitali con caratteristiche uniche, in particolare in relazione all’orizzonte temporale di riferimento.

Potrebbero essere in grado facilitare l’attrazione di nuove risorse di capitale sul mercato, sostenendo alcune azioni fondamentali:

  • la prima è il rafforzamento della domanda, attraverso un’attività di capacity building che permetta un accompagnamento agli enti nel percorso di crescita e un ampliamento delle loro competenze imprenditoriali e manageriali;
  • la seconda è la riduzione del livello di rischio degli investimenti. Le Fondazioni Bancarie, insieme ad altri soggetti filantropici e ad enti pubblici, potrebbero intervenire con meccanismi di garanzia rotativi o strumenti ibridi che possano assorbirne una parte;
  • la terza è la diffusione della cultura della misurazione dell’impatto, già molto presente nelle attività filantropiche delle Fondazioni Bancarie e fondamentale, nell’ambito degli investimenti a impatto, per “qualificare” il rendimento finanziario e così compensare, insieme alla riduzione di rischio, il minor rendimento, spesso inevitabile per proteggere la prestazione sociale.

Qual è il programma che traduce in concreto l’opportunità di offrire strumenti di capitale ibridi, a cavallo tra risorse filantropiche e di investimento?

Indubbiamente Impact4Coop. Nel 2022, con l’obiettivo di adeguare l’offerta di capitale alle esigenze di finanziamento delle Cooperative Sociali – che storicamente fanno affidamento su contributi a fondo perduto, credito bancario e strumenti di finanziamento a breve termine – Fondazione Cariplo e Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore hanno promosso Impact4Coop: un programma di investimento con un impegno complessivo di circa 4 milioni di euro per sostenere il rafforzamento patrimoniale e lo sviluppo delle attività di organizzazioni che svolgono un ruolo chiave nei servizi per le comunità, nell’inclusione socio-lavorativa e nel sostegno alle persone in condizioni di fragilità.

Nell’ambito di Impact4Coop, FSVGDA – con il supporto dell’ufficio legale di Confcooperative, dello Studio PedersoliGattai e di Milano Notai – ha avviato per la prima volta in Italia la sperimentazione di una struttura finanziaria innovativa denominata Impact Grant. Tale strumento – sperimentato in occasione dell’investimento di FSVGDA nella Cooperativa Vesti Solidale – crea un “ponte” tra risorse filantropiche (grant) e di investimento (equity). Consente, infatti, di trasformare in contributo a fondo perduto una quota parte dell’investimento in equity, al raggiungimento di obiettivi di impatto sociale pre-concordati, oggetto di monitoraggio e valutazione del nostro Evaluation LAB.

Uno strumento come l’Impact Grant offre una serie di vantaggi agli Enti filantropici (come le Fondazioni Bancarie), agli investitori interessati a generare impatto e alle Cooperative: ai primi, consente di ampliare e diversificare gli strumenti finanziari indirizzati ai beneficiari, supportandoli nello sviluppo imprenditoriale di lungo periodo e potendo così erogare con maggiore parsimonia il grant; ai secondi, di introdurre un forte incentivo alla generazione d’impatto; alle Cooperative di ottenere un rafforzamento patrimoniale, con effetti positivi sulla loro capacità di attrarre nuovi investitori e di accedere a ulteriori fonti di finanziamento.

A oggi, la Fondazione ha investito in 16 cooperative sociali: AEPER, Alice, Auxilium, Casa dello Studente, Chico Mendes, ExEat, Il Grigio, Il Ponte, Koinè, La Cordata, La Fabbrica di Olinda, La Miniera di Giove, Lo Specchio, Pandora, Tikvà, Il Segno, e Vesti Solidale. In 7 di queste operazioni di investimento la Fondazione ha utilizzato l’“Impact Grant”.